Quote rosa in azienda: il no della Germania

di Francesca Commenta

 

La Germania difende le sue idee e conferma il suo no assoluto alle quote rosa in azienda. Per spiegare meglio il concetto, non sarà approvata la legge che vedeva questo passaggio come un obbligo. Saranno invece le ditte a potenziare, a loro discrezione, il personale in tal modo. Con  con 320 voti contrari e 277 favorevoli la coalizione del Cancelliere Angela Merkel ha bloccato di fatto al possibilità che si introducesse una percentuale fissa di donne nei consigli di amministrazione e di sorveglianza.

Una scelta di libertà, così è stata motivata, che ogni azienda potrà fare in merito alle proprie esigenze e convinzioni, senza un provvedimento legislativo ad hoc. La mozione è stata in particolare respinta dai parlamentari della Cdu e della Csu, oltre alla Fdp, che hanno votato contro il provvedimento che avrebbe reso operativo il 20% di quote rosa entro il 2018 e i 40% entro il 2023.

 La stessa Angela Merkel, è pienamente d’accordo con il no ed ha motivato questa sua scelta: «Sulle quote rosa non tutte le donne la pensano allo stesso modo, il che non significa che il tema non ci stia a cuore». Le pari opportunità, quindi, sono una scelta e non una costrizione. C’è da sperare che questo in un Paese come la Germania, sia una buona idea. In ogni caso, non tutto è stato semplice e immediato ed, infatti, la  bocciatura delle proposta di legge è giunta dopo un dibattito acceso. Molte esponenti del sesso femminile hanno cercato di entrare nella questione sia nella zona uditori sia all’estero del Bundestag. Non sono però riuscite a cambiare le cose. Per il Ministro della Famiglia Kristina Schroeder il progetto portato avanti da Spd e Verdi si basa sull’ipocrisia. Questo perché ci sarebbe una assoluta verità:  i principi di equità tra i sessi nelle cariche dirigenziali non sono rispettati all’interno degli stessi Länder. Una vicenda che potrebbe non terminare qua. 

 

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