Più di 400 aziende italiane sono passate in mano di imprenditori stranieri

di Sofia Martini Commenta

 Non si tratta, a ben guardare, di campanilismo. Si tratta in effetti di valutare, con occhio obiettivo, le conseguenze di una crisi economica che ancora stenta a svanire. I dati, del resto, sono impressionanti. Solo nel giro degli ultimi 4 anni, più di 400 aziende italiane – 437 per l’esattezza – al 100 per cento italiane, sono passate in mano di imprenditori stranieri. 

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Così va il mercato, si potrebbe dire. Chi non ce la fa più vende, e chi può compra. Ma vi sono anche le spietate leggi della concorrenza, che portano alcune realtà più solide, al momento opportuno, a fagocitare i diretti competitor. E’ in questo modo che storici marchi della nostra penisola sono oggi passati in mani stranieri. Perugina, Algida, Flora, Ducati, Lamborghini solo per citarne alcuni. Sono i brand italiani che continuano oggi a vivere sotto altra bandiera, pur conservando la loro parvenza di italianità.

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Il fenomeno, come ha recentemente affermato anche il presidente dell’Eurispes, è di vasta portata e non facilmente arrestabile. Iniziato nel 2008, è ancora in atto, tanto che sotto certi aspetti l’imprenditoria storica italiana sembra essere quella di un paese in svendita. I gruppi stranieri in questo arco di tempo hanno investito più di 55 miliardi di euro per acquistare gli storici marchi italiani.

La novità è che adesso gli imprenditori interessati ai brand italiani arrivano anche dai paesi in via di sviluppo e non solo dai paesi con economie già molto solide. Il cambio di nazionalità dei marchi italiani va avanti dagli anni ’70, ma questi sono tempi decisamente duri per il Made in Italy. 

 

 

 

 

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