Inflazione ai minimi, rischio deflazione per le aziende?

di Michele Costanzo 1

dati statistici
Gli ultimi dati ISTAT sull’andamento dei prezzi al consumo confermano la tendenza alla stagnazione ormai in corso da molti mesi. Secondo L’Istituto Nazionale di Statistica a dicembre 2013 i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto sono aumentati dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell’1,2% su base annua.

La crescita dei prezzi su base mensile, spiega l’ISTAT, è in gran parte dovuto all’aumento del 13,2% dei prezzi dei Vegetali freschi, dell’1,6% dei beni energetici non regolamentati e dello 0,9% dei Servizi relativi ai trasporti. Di queste tre voci la prima e l’ultima sono peraltro fortemente influenzate da fattori stagionali.

Nel dato consuntivo relativo a tutto il 2013 le rilevazioni ISTAT hanno registrato un tasso di inflazione media dell’1,2%. Questo valore è decisamente più contenuto rispetto al 3,0% registrato nel 2012. Anche l’incremento dell’IVA al 22% in vigore dallo scorso ottobre ha determinato oscillazioni dei prezzi molto limitate a conferma dell’attuale debolezza complessiva del mercato.

Per le aziende che operano sul mercato italiano il basso tasso di inflazione conferma la debolezza della domanda interna con segnali marcati di contrazione dei consumi in molti settori merceologici e nei servizi. Nella programmazione aziendale gli effetti di questo andamento richiedono una sempre più accurata programmazione ed una elevata attenzione nel cogliere i possibili segnali di ripresa.

La tendenza ad un basso tasso di inflazione non coinvolge il solo mercato italiano ma è tendenza comune anche in molti altri mercati dell’area euro tanto da aver riportato all’attualità anche il poco desiderabile scenario della deflazione. Un contesto quello del calo dei prezzi che, per quanto ancora lontano, rischierebbe di aggiungere ulteriori difficoltà ad una economia ancora fragile.

[Fonti | ISTAT]

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