Imprenditoria italiana e imprese straniere

di Francesca Commenta

Gli imprenditori stranieri ci sanno fare, hanno maggiori risorse economiche e possibilità a fronte di menti italiane brillanti che, però, sono piuttosto limitate sul mercato. Una tendenza che, purtroppo è stata evidente anche nel 2010 quando il numero dei talenti internazionali nel Belpaese è aumentato di 29mila unità rispetto al 2009, contro un calo di 31mila imprenditori italiani. Se parliamo di percentuali, non si può non evidenziare un triste più 4,9% che conferma come le imprese dello Stivale siano andate avanti, loro malgrado, non solo per merito dei dipendenti locali con un -0,4%.

Il segnale è evidente, bisogna intervenire subito e i risultati devono costituire un monito affinchè le cose tornino alla normalità il più presto possibile, nonostante la crisi economica che, ancora, si fa sentire pesantemente. L’indagine con i relativi dati è della Fondazione Leone Moressa che ha analizzato le dinamiche imprenditoriali in Italia nell’ultimo anno facendo riferimento ai dati di Infocamere. In particolare dal 2006 al 2010, si nota che solo negli ultimi mesi gli imprenditori stranieri hanno superato quelli italiani salvando in qualche modo le aziende nostrane.

I settori nei quali i primi sembrano essere maggiormente presenti sono quelli legati al commercio, ma pure quelli inerenti alle costruzioni e alla manifattura. Tra le prime tre nazionalità che rappresentano un aumento sensibile dei posti di rilievo non affidati a italiani, troviamo soprattutto marocchini, rumeni e cinesi. Tra questi, i rumeni sono cresciuti maggiormente nell’ultimo anno con un +11,5%. Il cambiamento è avvenuto quasi contemporaneamente in tutte le province italiane e in molti casi l’aumento degli stranieri non riesce a compensare la riduzione degli italiani. I ricercatori della Fondazione Leone Moressa, hanno a tal proposito confermato: “Lo sviluppo dell’imprenditoria etnica, rappresenta una risorsa fondamentale per il tessuto sociale ed economico del nostro Paese. La possibilità da parte degli immigrati di creare delle fonti di reddito autonome riduce il rischio di esclusione sociale”.

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