I giovani, le aziende e la “fuga di cervelli”

di Francesca Commenta

 Le cose non cambiano, se non fosse per il trascorrere del tempo tutto sarebbe immobile in un angoscioso limbo e ai ragazzi non resterebbe che aspettare, con poche speranze che qualcosa si modifichi. I giovani non ci stanno più da parecchio tempo, ma è difficile per loro rassegnarsi. Per tutta la vita hanno amato un Paese che ora non da un futuro, ne hanno conosciuto scorci suggestivi, imparato la lingua, frequentato le scuole, seguito le abitudini ma sono costretti a cambiare tutto e dire addio ad affetti e territorio per un serio lavoro in azienda.

Non è chiaro se la crisi sia verso la fine o meno, l’unica cosa certa è che dopo la laurea o anche prima per chi decide di non continuare gli studi, non servono specializzazioni o talenti, se non hai conoscenze o un pizzico di fortuna, difficilmente riuscirai a svolgere l’attività che desideri ed essere ben pagato. Non si tratta di una visione pessimistica della società ma di quello che da molto anni ormai riguarda l’Italia.

Il problema è che continua a verificarsi la cosiddetta “fuga di cervelli” che, invece, andrebbe assolutamente scongiurata e non serve la denuncia dei media a fermare questa fastidiosa tendenza. Si perchè il Belpaese vanta alcune tra le menti più interessanti di tutto il pianeta, senza rischiare di essere di parte, ma se il proprio Stato non è in grado di garantire un dignitoso sostentamento, questa ricchezza viene persa a tutto beneficio di altri. Una storia ormai vecchia che dovrebbero tentare di risolvere coloro che stanno al potere ma il problema è spinoso e non è facile dasuperare. Manca il budget necessario, le aziende non vengono incoraggiate con incentivi alle assunzioni e la crisi economica e prima ancora l’avvento dell’euro hanno fatto il resto, peggiorando le cose a dismisura. La speranza è sempre che un piccolo spiraglio per le nuove generazioni si apra definitivamente.

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