Il fisco blocca il 32% delle aziende

di Francesca Commenta

 Quotidiano sempre più delicato per le aziende italiane che, ormai, rischiano giornalmente di chiudere a causa del fisco che preme su una situazione già precaria. La crisi economica degli ultimi due anni, poi, ovviamente, non ha fatto bene e in un momento di poco equilibrio le tasse rappresentano la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso. A denunciare ripetutamente il perdurare di questo rischio, è anche l’associazione dei contribuenti italiani che parlano di pericolo crisi per le piccole e medie aziende italiane, per il il 31,8% costrette a chiudere a causa di un accertamento fiscale.

A peggiorare le cose, la certezza che quasi mai realmente la colpa è delle Piccole e medie Imprese coinvolte nel controllo, ma le stesse strutture non portano avanti il ricorso e si arrendono. Questo, infatti, porterebbe ad altre pesanti spese dovute alla complessità amministrativa e le pratiche lunghe anni non gioverebbero di certo alla mancanza di fondi. Il rischio, poi, è sempre quello di perdere la causa e si sceglie la strada più breve. Le ristrettezze di credito mettono in secondo piano, perciò, magari una buona valutazione di tipo gestionale e sarebbe auspicabile che arrivassero aiuti in tal senso, per evitare che la maggior parte di imprese anche molto utili al Belpaese debbano dire addio ad un futuro di interessanti servizi per i clienti.

I dati sono stati resi noi proprio dell’Associazione Contribuenti Italiani nel corso del “Fisco Spy” in cui è venuto fuori il trend di disagio delle imprese, dimostrando che i livelli sono sempre più preoccupanti. In più, oltre alla effettiva chiusura delle attività, un altro indice di sicuro interesse può essere quello relativo alla richiesta di rateizzazione delle imposte, tanto per cambiare, in netto aumento. Lo scorso anno, infatti, sono state presentate circa 800mila domande, per l’anno in corso già si parla di 1miliardo e la cifra chiaramente è destinata a salire.

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