Buoni pasto: i primi a saltare per la crisi economica

di Francesca Commenta

 Da tre anni la crisi economica non lascia tregua e tutte le volte che la tv ci rimanda immagini positive poco poi corrispondono ad una realtà fatta di licenziamenti, budget assente e in generale guadagni scarsi. I primi a saltare sono i piccoli privilegi che per le famiglie e anche per i lavoratori erano comunque comodi. Parliamo in primo luogo dei buoni pasto, amati e odiati soprattutto per il loro basso importo il più delle volte e sempre al centro delle polemiche. Per questo molte aziende che li producevano sono state costrette a chiudere, altre a ridurre drasticamente il personale e altre ancora a tagliare i costi perchè i guadagni sono nettamente inferiori rispetto a qualche anno fa.

Nel caso dell’Emilia Romagna e Bologna è stata stimata una perdita di 200mila buoni pasto negli ultimi due anni, ma non va meglio nelle altre parti di Italia. Ne pagano le conseguenze pure le società di ristorazione sia di tipo aziendale, che commerciale che scolastica. In questo modo sono diminuiti pure i pasti erogati nelle mense aziendali e le prenotazioni sono calate a picco. Ecco che le aziende devono cucinare meno e cominciano i fallimenti.Una catena insomma che interessa vari settori.

 

Le aziende in questione per cercare una soluzione intermedia, hanno cominciato a proporre alle strutture con le quali collaboravano delle offerte. Ecco, ad esempio, che in molti luoghi con i 5 euro di buono pasto si possono mangiare un secondo con contorno e acqua. Al massimo di aggiungono un paio di euro in più, ma i risultati non sono stati eccellenti. A pagarne le conseguenze maggiori, ancora una volta sono i lavoratori che devono fare la spesa con i pochi soldi guadagnati e per cercare di risparmiare il più possibile, quasi sempre portarsi qualcosa per il pranzo in ufficio direttamente da casa. Ecco che spesso al classico panino o alla solita insalata ci si deve accontentare di pasti freddi e non troppo invitanti in attesa che le cose cambino.

 

 

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