Tutela Made in Italy: maggiore controllo prodotti tipici

di Francesca Commenta

 Negli ultimi mesi, a fianco di tutta una serie di articoli quasi sempre di natura non alimentare, a volte piuttosto costosi, firmati “made in Taiwan” o, nel caso di stoffe, “made in India” e così via dicendo, si è assistito ad un aumento costante di abiti e accessori con un più rassicurante “Made in Italy”.  Si, perchè in questo modo dovrebbe essere più semplice risalire alla catena di produzione dell’oggetto e, soprattutto conoscere tecniche e materiali di lavorazione. Tuttavia, sono ancora molti i capi “quasi italiani” o comunque non realizzati nel Belpaese al 100%, con una certa rassegnazione dei consumatori. Le cose si muovono più velocemente, invece, per quel che concerne il cibo.

Da qualche settimana, infatti, è diventato obbligatorio indicare sull’etichetta la provenienza degli alimenti lungo tutta la filiera e l’eventuale presenza di OGM. Il Ddl 2260 di cui a lungo si è parlato, è ora legge grazie al voto unanime in Commissione agricoltura della Camera.Un risultato estremamente importante per la difesa dei nostri prodotti tipici e per non permettere che “copie” nemmeno troppo ben preparate, possano togliere carattere e unicità alla buona tavola.

Nella legge sono sette gli articoli in cui viene riportata la necessità di evidenziare la provenienza di tutti gli alimenti in ogni fase della produzione e il processo deve riguardare persino quei prodotti che fino ad oggi erano stati esclusi da ogni tipo di controllo. Questo permetterà una consapevole tutela Made in Italy. Giancarlo Galan, ministro delle Politiche agricole, già qualche giorno fa ha commentato con entusiasmo il grande passo avanti compiuto dallo Stivale: “È finita l’era del falso Made in Italy agroalimentare che danneggia i nostri prodotti tipici e tradizionali”. Il vantaggio è a beneficio dei consumatori che potranno essere certi di ciò che gustano e dei produttori che potranno difendersi da concorrenze illecite. Viene così seriamente rafforzata la tutela per una competitività, fino ad oggi spietata, riguardo ai prodotti a denominazione protetta”.

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