Politiche dei distretti con uno sguardo alle problematiche ambientali

di Francesca Commenta

 La crisi economica ha portato ultimamente ad una mancanza quasi totale di fondi per le aziende anche piuttosto grandi e il rischio è di dover procedere ad ulteriori licenziamenti di massa e di abbassare la propria produtività, fino al fallimento. Nello stesso tempo, però, si è fatta strada anche una nuova coscienza ambientale, non connessa ovviamente con la recessione, ma solo per coincidenza legata alla stessa epoca storica, che ha fatto scegliere a molti imprenditori del Belpaese una gestione di impresa con un occhio a problematiche scottanti quali l’inquinamento e lo smog. Tutto questo, però, ha bisogno di ingenti e continui finanziamente favoriti da qualche tempo soprattutto dalle Camere di Commercio che in questo modo hanno preso a sostenere le politiche dei distretti industriali.

Si sono fatte più consistenti quindi le agevolazioni ma anche i progetti a tema, questo grazie all’appoggio dei programmi comunitari e ad altri interventi nazionali e regionali dedicati alla formazione, all’occupazione, all’innovazione e all’internazionalizzazione. Le politiche dei distretti industriali, in particolare, sono legati a tutti quei contesti produttivi in cui è presente una notevole concentrazione di aziende, quasi tutte non troppo grandi, ma anzi piccole o medie. All’interno delle strutture esiste una organizzazione particolare che permette a chi ne fa parte di moltiplicare la propria produttività, in un settore specifico, tanto da distinguersi a livello provinciale o sub-provinciale.

Si è fatta strada ultimamente la convinzione che competitività e sostenibilità ambientale sono in relazione molto stretta, in quanto il territorio è molto importante per la crescita economica e il deterioramenteo dell’area più mettere in ginocchio l’azienda stessa. Ecco anche perchè è nato il termine “green economy”: un’idea di economia aperta all’ecologia. Il nostro Paese, nonostante sia in ritardo rispetto all’estero sta avviando piani di economia ambientale “made in Italy” con lo sviluppo di alcuni settori innovativi come le energie alternative e la riconversione in chiave ecosostenibile di comparti tradizionali legati al manifatturiero.

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