Aziende italiane e investimenti in Africa

di Francesca Commenta

 Nonostante una buona parte delle imprese italiane stia vivendo o abbia vissuto nell’immediato passato una situazione di stallo e di precario equilibrio, nuovi investimenti potrebbero ribaltare le cose. La crisi economica, non ha fatto bene certamente alle nostre aziende, però puntare all’estero potrebbe costituire una buona soluzione anche per trovare nuova linfa e fiducia nella propria organizzazione interna e per rincorrere ancora una volta ambiziosi obiettivi.

Se persino le grandi economie sono sprofondate sotto l’enorme masso della recessione, per molte piccole e medie imprese è ora di rifarsi e di puntare non solo alla Tunisia, come sperano di fare almeno 500 grandi strutture siciliane, ma anche verso il resto dell’Africa. Con una nuova spinta ed energia rinnovata, nonostante le pesanti prove precedenti sembra che la tendenza sia verso un ampliamento dei mercati e un aumento progressivo del fatturato e della redditività.

Il dettaglio più complesso in questo momento, sembra essere per le piccole e medie imprese dello Stivale, l’accesso al credito. Solo il 12% delle strutture, infatti, ha ricevuto l’intera somma chiesta, il 32 ne ha ricevuto gran parte, e per il 35% la capacità di accesso ai finanziamenti è peggiorata. Ancora, altri aspetti di cui tenere sicuramente conto sono la ricerca di nuovi clienti e di finanziamenti, rispettivamente per il 29 e il 25%. In ogni caso, una piccola ma consistente fetta di imprese del Belpaese, guarda al futuro con ottimismo  questo incrementa le possibilità di riuscita anche in investimenti verso l’Africa. Dovrà vedersela anche con i mercati cinesi che allungano le loro mire pure su tale fetta di mercato. Il 77% delle Pmi cinesi si aspetta una crescita con dei ricavi, mentre circa il 50% delle aziende britanniche stima un incremento, anche sensibile. Secondo la percezione locale delle ditte del Paese dagli occhi a mandorla: per il 36% il problema maggiore è trovare nuovi clienti, per il 34% è l’aumento della concorrenza e per il 30% è individuare e fidelizzare personale specializzato. Un futuro che con impegno e costanza puù migliorare quindi e portare ad una totale rinascita economica.

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